Ristorante Monti

A un passo da piazza Adriano, il ristorante Monti propone una cucina piemontese verace. Le loro specialità sono i piatti tradizionali come il vitello tonnato della nonna, “i plin alla cordunà”, ossia i ravioli con il pizzico serviti nel tovagliolo, senza condimento, e il tipico fritto misto alla piemontese tre versioni: normale o vegetariano (16 pezzi a 24€) e gran fritto misto (35 pezzi a 48 €) in cui nella parte salata brillano la milanese di pollo e quella di lonza, le polpettine di vitello, le cervella, le granelle, il fegato. In quella dolce tra le altre cose, il semolino, la prugna, la banana e l’amaretto. Inoltre c’è il menù degustazione a 45 €. La carta inoltre offre i classici piatti piemontesi, dalla trippa ai batsoa (piedini di maiale), dal filetto Torino (impanato con i grissini, quello che molti chiamano Grissinopoli) alla finanziera (il piatto che piaceva a Cavour con frattaglie e rigaglie di pollo). Tra i dessert lo zabajone, il bonet e la torta alla nocciola di Cortemilia. Ampia la scelta dei vini con grandi etichette di tutta la regione, ma anche bottiglie di piccoli produttori. Il locale aderisce all’iniziativa Buta Stupa per cui ci si può portare a casa la bottiglia non terminata.

Le Vitel Etonne'

Situato in pieno centro di Torino, l’insegna identifica la specialità di questo locale, il tipico piatto cult che qui troverete sempre. Un ambiente caldo ed accogliente, con due sale di cui una a livello cantina con 300 etichette Italiane, fra cui molti rossi piemontesi. Lo chef Massimiliano Brunetto propone piatti piemontesi, a volte reinterpretati. Tra gli antipasti il vitello tonnato della casa, le animelle glassate con carciofi arrostiti, l’insalata di gallina, truset (radicchio rosso), Castelmagno, nocciole e uovo sodo (dai 14 ai 15 euro). Tra i primi citiamo i classici agnolotti al plin, ma anche le ravioles della Val Varaita con burro, salvia, fontine e nocciole.) ai tagliolini 36 tuorli con carciofi o salsiccia di Bra, i ravioli vegani con ripieno di carciofi e patate (dai 13 ai 16 euro).  Nei secondi troviamo il ramen di bollito alla piemontese, il baccalà con l’aglio nero e chips di cavolo nero e la tradizionale finanziera (dai 22 ai 23 euro). Tra i dolci il cremoso al gianduia con crema al caramello salato e nocciole e le pere Martin sec al nebbiolo con crema di robiola di capra alla cannella e crumble (tutti i dolci a 7 euro). Ottimo rapporto qualità-prezzo. Producono ogni giorno paste fresche da asporto, insieme ai diversi sughi.

Tre Galline

Dietro Porta Palazzo, un locale che con i suoi 500 anni di vita ha fatto la storia della ristorazione cittadina, con i suoi piatti in cui la tradizione viene rivisitata attraverso tecniche contemporanee continuano ad attrarre tanto i torinesi quanto i turisti. Alla carta tra gli antipasti i grandi classici come il vitello tonnato con la salsa senza maionese, la lingua brasata con la salsa rubra e la carne cruda di Fassona con l’insalata di cetrioli, yogurt e le ciliegie di Pecetto (dai 16 ai 17 euro).  In stagione la bagna cauda, tutto l’anno il baccalà confit. Tra i primi citiamo i tradizionali agnolotti ai tre arrosti e i tagliolini alle zucchine, zafferano e salsiccia di Bra, e un risotto Acquarello alla crema di piselli, rombo e cipolla in agro (dai 17 ai 18 euro). Tra i secondi la finanziera della casa (25 euro), lo stinco di vitello al nebbiolo (18 euro) e il classico carrello dei bolliti, con sette tagli di carne e sette salse in abbinamento. Oltre al ricco carrello di formaggi, al dessert il classico bonet della casa e il semifreddo alla pesca, granella di amaretto e cioccolato fondente (dai 7 ai 8 euro). La carta dei vini esplora il meglio della produzione piemontese e una selezione di etichette nazionali e internazionali. Menù degustazione a 60 euro.

Osteria Antiche Sere

Nel capoluogo piemontese è sempre esistita la tradizione delle piole, ossia delle osterie dove si mesceva vino e dove si mangiava qualche piatto tradizionale. Questo storico locale di via Cenischia (aperto solo la sera) è una delle poche vere “piole” rimaste in città, con gli arredi in legno all’interno e una bella “topia” (pergolato) per mangiar fuori d’estate. Si inizia con antipasti misti, dal peperone con l’acciuga al tomino elettrico, dalla lingua alla frittatina d’erbe (16€). Da assaggiare anche l’insalata russa (8€) e le acciughe al verde (12€). Tra i primi non potevano mancare gli agnolotti con il sugo d’arrosto (14€), gli gnocchi al castelmagno e i tajarin al ragù bianco (entrambi a 12€). Nei secondi citiamo l’albese con sedano e parmigiano e la terrina d’anatra con il tartufo estivo (entrambi a 16€) e i più tradizionale coniglio al vino bianco e le guancette di vitello con patate (tutti a 15€) Tra i vari dessert da non perdere il classico bonet, il budino al torrone e miele e lo zabaione con meringhe e panna (tutti a 6€). Colpiscono gli onesti ricarichi nei vini in carta. Qui è ancora possibile cenare con 35/37 euro. Si consiglia di prenotare, soprattutto nel fine settimana.