Torino

Torino (12)

Giovedì, 05 Gennaio 2017 12:45

Parlapa

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Siamo a un tiro di schioppo da Piazza Statuto e dalla nuova stazione di Porta Susa, che insieme al passante ferroviario ha riqualificato una vasta area della città. Il Parlapà è un’enoteca con cucina frequentato da molti gourmet cittadini. Si mangia tra scaffali ricolmi di vini di ogni provenienza e anche di una scelta notevole di distillati che vanno dal rhum al whisky passando per le grappe nostrane. I titolari sono di origine monferrina e dal Monferrato arrivano le carni che sono uno dei punti di forza del locale. Qui si vengono a mangiare specialità che è difficile trovare altrove: dal fegato di vitello al rognone (quello al limone è un incanto), dalle granelle di toro all’oca, dall’insalata di gallina al patè di fegato di coniglio. Non mancano tra i primi i tajarin (si può scegliere tra vari tipi condimento), gli spaghetti alla chitarra (eccellenti quelli con porri e guanciale), e gli agnolotti (da assaggiare in stagione quelli di borragine). Notevoli anche le verdure che accompagnano i piatti, dai barbabuc ai papaveri selvatici. Tra i dessert da non perdere il salame di cioccolata e in stagione la crostatina d’arancia. Si spende tra i 30 e i 40 euro.
Giovedì, 05 Gennaio 2017 12:45

Rosselli 77

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Il Canavese è una zona del Piemonte che nel campo della ristorazione nasconde non poche sorprese. In questo ristorante in una villetta poco fuori Cuorgné vi sembrerà di trovarvi in una casa privata. Più che in una casa a dire il vero in un negozio d’antiquariato: ci sono mobili in legno, libri antichi, soffitti a cassettoni e vecchie affiches. Lo chef che è anche padrone di casa unisce alla passione per la cucina quella per i mobili antichi e il loro restauro, Potrà proporre per partire una gustosa insalata di gallina servita in una piccola burnía o una frittatina di patate ratte con pancetta e formaggetta e crêpes con topinambour su salsa di acciughe. Tra i primi in stagione bucatini di farina di castagne con ragù d’anatra e risotto con barbabietola e gorgonzola. Tra i secondi «cappello del prete», ossia stracotto di manzo con purea di patate. Curiosa al dessert la meringa all’orzata (specialità della casa) ma si può anche scegliere in un vasto assortimento di frutta sciroppata. Si chiude con grappe o pusacafè (così si chiama da queste parti l’amaro) del territorio. Il menu vino compreso costa 25 euro.
Giovedì, 05 Gennaio 2017 12:45

Osteria dell'Hermada

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La quasi centenaria Osteria dell’Hermada, nell’Oltrepo, poco distante da piazza Borromini, ha vissuto una storia gloriosa: qui venivano tra gli altri il regista Giovanni Pastrone ai tempi in cui Torino era una piccola Hollywood, e Armando Testa, mago della pubblicità, quando gli ex studi dell’Itala Film, erano ormai diventati sede dell’agenzia che portava il suo nome. Dopo un periodo di chiusura l’Hermada ha riaperto i battenti da non molti mesi. La carta punta sulle specialità piemontesi, ma ha ampliato la sua offerta, grazie all’installazione di un forno a legna, anche alla pizza. Oltre ai classici agnolotti e tajarin, si trovano in inverno piatti come la zuppa di fagioli cannellini o il tapulon (uno stracotto di asino della tradizione novarese) con polenta e il cervo con topinambour ma anche un più leggero clafoutis di zucchine. Il tagliere dei formaggi Dop spazia tra le molte eccellenze piemontesi. Al dessert la classica torta alla nocciola con zabajone fatto in casa o anche una rivisitazione del Mont Blanc. Come nelle trattorie tradizionali, che a Torino si chiamavano “piole” il vino (barbera e nebbiolo) è anche alla spina. Menu a 25 e 35 euro.
Giovedì, 05 Gennaio 2017 12:45

Antiche Sere

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A Torino è sempre esistita la tradizione delle piole, ossia delle osterie dove si mesceva vino e dove si mangiava qualche piatto tradizionale. E euesto storico locale di via Cenischia (aperto solo la sera) è una delle poche vere “piole” rimaste in città, con gli arredi in legno all’interno e una bella “topia” (pergolato) per mangiar fuori d’estate. Vi può capitare di incontrarvi anche Francesco Guccini quando è in tournée a Torino o Carlin Petrini, anima di Slow Food. Si inizia con antipasti misti, dal peperone con l’acciuga al tomino elettrico, dalla lingua alla frittatina d’erbe. Poi si possono gustare eccellenti gnocchi casalinghi con la salsiccia o i classici agnolotti al sugo d’arrosto. Non manca il coniglio al vino bianco e c’è quasi sempre anche lo stinco. Tra i dessert da non perdere il classico bunet o la torta di nocciole con lo zabajone fatto in casa. Colpiscono gli onesti ricarichi nei vini in carta. Qui è ancora possibile cenare con 30/35 euro. Nel weekend è bene prenotare, perché altrimenti è difficile trovare posto.
Giovedì, 05 Gennaio 2017 12:45

Bel Deuit

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Il locale ideale per chi sale alla barocca Basilica di Superga in cerca delle memorie dei Savoia ma anche di quelle del Grande Torino che su questo colle visse il suo tragico epilogo il 4 maggio del 1949. La trattoria Bel Deuit (espressione dialettale per esprimere un buon modo di fare, si potrebbe tradurre “bel garbo”) ha una vista incantevole sulle colline torinesi e propone una cucina improntata alla tradizione. Nel menu raccontato a voce una lunga sequenza di antipasti che cambiano di stagione in stagione, ma dove non mancano mai il vitello tonnato o la lingua di vitello in salsa verde. Tra i primi agnolotti tradizionali o del plin, ma anche tajarin alla freisa di Chieri saltati con un ridotto dello stesso vino e radicchio. Tra i secondi, oltre al brasato al nebbiolo delle Langhe e alle lumache di Cherasco in umido, spicca il fritto misto.Tra i dessert oltre allo zabajone fatto al momento con la torta di nocciole e il bunet quando è stagione le pere martin cotte nella freisa con garofano e cannella. La carta dei vini parla piemontese. Si spende tra i 30 e 40 euro.
Giovedì, 05 Gennaio 2017 12:45

Sotto la Mole

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Sotto la celebre Mole Antonelliana, che oggi ospita il Museo Nazionale del Cinema, firmato dall’architetto François Confino e dedicato a Maria Adriana Prolo che raccolse per una vita le testimonianze della Torino d’inizio ‘900, piccola Hollywood in Riva al Po, questo locale (uno dei pochi ristoranti torinesi ad essere aperto anche la domenica) è un rifugio sicuro per chi ama la cucina di territorio. Ha aperto i battenti nel 2000, alle pareti si vedono affiches di case vinicole, vermouth e film. In carta ci sono piatti come l’insalata di galletto alla moda rustica, il guazzetto di lumache e funghi porcini, il flan di topinambour con bagna cauda e verdure. Tra i primi brillano tajarin con ragù d’anatra al sugo d’arancia e agnolotti alla piemontese pizzicati a mano, ma non manca un risotto cardi e topinambour. Tra i secondi la classica finanziera, la coda brasata, una selezione di formaggi con cognà, ma anche una chateaubriand per minimo due persone.Tra i dessert panna cotta e gelato al gianduja. Ricca la carta dei vini che punta soprattutto sulle etichette piemontesi. C’è un menu a 35 euro (bevande escluse), alla carta qualcosa di più.
Giovedì, 05 Gennaio 2017 12:45

Il Cortiletto

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Siamo in via Borgo Dora nel cuore di Porta Palazzo: la zona del maggiore mercato cittadino grazie alle varie ondate migratorie è da sempre incrocio di cultura gastronomiche diverse, oggi si sta riqualificando e vede nascere ogni giorno nuovi locali. “Il cortiletto” è quasi un’istituzione perché c’è da molti anni e rimane una garanzia per chi voglia assaggiare una cucina piemontese secondo tradizione. Il nome del locale viene dalla sua collocazione, in un piccolo cortile nel “Balon” (così si chiama il mercato delle pulci del sabato mattina) non distante dalla sede della Scuola Holden e dall’Arsenale della Pace del Sermig. Tra i piatti nel menu non mancano secondo stagione flan di cardi con o senza fonduta, insalata russa, tournedos ai funghi porcini, agnolotti al sugo d’arrosto. Ma si trovano anche lumache alla parigina, faraona ripiena e lesso di gallina. Sono strepitose d’estate le pesche ripiene. Con una barbera sfusa della casa si spendono sui 40 euro. Se ci si va il sabato è consigliabile la prenotazione, perché nel giorno del mercato è difficile trovare un tavolo libero.
Giovedì, 05 Gennaio 2017 12:45

Osteria Rabezzana

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In via San Francesco d’Assisi a un passo da Piazza Solferino l’enoteca Rabezzana è un’istituzione: fa conoscere vini dell’omonima azienda monferrina (ma non solo quelli perché ci sono etichette di mezzo mondo) dal lontano 1911. Da pochi mesi ha anche aperto nel sotterraneo un’osteria per far apprezzare grazie allo chef La Padula, del Da Vinci di Scurzolengo, anche le specialità della cucina monferrina. L’aspetto è quello tipico delle “cave” francesi dove puoi andare a sentire musica, i tavoli sono fatti con vecchie botti e alle pareti ci sono opere d’arte contemporanea. In carta piatti che vanno dal magatello con la salsa piemontese alla bagna cauda in due versioni: normale e light con il topinambour al posto dell’aglio. Il menu cambia secondo stagione ma non mancano mai gli agnolotti del plin con ripieno d’asino e quelli tradizionali. La carta dei vini conta oltre 900 etichette che sono poi quelle in vendita nell'enoteca. E per chi non ce la fa a finire una bottiglia l'Osteria ha rilanciato l'antica tradizione del Buta Stupa e cioè l'usanza di ritappare la bottiglia non terminata per consentire al cliente di portarsela a casa. Sui 40 euro.
Giovedì, 05 Gennaio 2017 12:45

Fra Friusch

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Al Fra Friusch di Revigliasco lo chef Ugo Fontanone ha fatto da maestro a una piccola nidiata di chef oggi in ristoranti più o meno blasonati (il locale ha anche aperto da poco una dependance in corso Moncalieri a Torino). Tornare alla casa madre in collina è sempre piacevole per ritrovare i classici della tradizione cui talora si affiancano piatti che spingono sul versante dell’innovazione. Si può infatti assaggiare tanto il vitello tonnato all’antica maniera quanto i tartrà di basilico con burrata e sorbetto di pomodori. Non mancano i tajarin con il ragù langarolo di fegatini di pollo e salsiccia e gli agnolotti del plin di carne al burro d’alpeggio ma anche quelli ripieni di carne d’asino. Tra i secondi finanziera, piccione arrosto con aceto balsamico e miele di castagno, guanciale di vitello brasato, faraona ripiena con le ciliegie ma anche gamberoni scottati su crema di nocciole. Al dessert tra gli altri fagottino di mele e cognà e gelato al blu di capra con sorbetto alle pere. La carta dei vini enciclopedica offre le eccellenze piemontesi e una ricca selezione di vini italiani con qualche chicca francese. Sui 40 euro.
Giovedì, 05 Gennaio 2017 12:45

Tre Galline

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Nel cuore del Quadrilatero Romano, dietro Porta Palazzo, un locale che con i suoi 500 anni di vita ha fatto la storia della ristorazione cittadina. Le sue travi a vista, le sue boiserie e i suoi piatti in cui la tradizione viene rivisitata attraverso tecniche contemporanee continuano ad attrarre tanto i torinesi quanto i turisti (stranieri e non) che vogliono conoscere i must della cucina piemontese. Qui si trovano tanto la classica carne cruda con la crema di robiola e le pere al vino rosso quanto la testina di vitello croccante. In stagione la bagna cauda, tutto l’anno il baccalà confit. Tra i primi gli agnolotti ai tre arrosti e i tajarin al ragù di animelle. Tra i secondi la finanziera della casa, il guanciale brasato e non manca mai il classico carrello dei bolliti, con i sette tagli di carne e le sette salse in abbinamento. Oltre al ricco carrello di formaggi, al dessert due cavalli di battaglia come il bunet e il bicerin. La carta dei vini esplora il meglio della produzione piemontese che vede il nebbiolo come vitigno principe. Ma non manca una selezione di etichette nazionali e internazionali di tutto rilievo. Tra i 40 e i 50 euro.

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